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Storia di un musicista

Scuderia > Musicisti prima parte (A-M) > Marcello Capra


Quando ho iniziato a strimpellare la mia prima chitarra, i Beatles erano già molto famosi, i Rolling si affacciavano al primo grande successo con  "Satisfaction", De Andrè era già un mito in Italia per le sue canzoni "anarchico-romantiche", i primi gruppi beat italiani nella onda degli anglosassoni cominciavano  la loro crescita mediatica, con un seguito di giovanissimi adepti carichi di entusiasmo,  passione e sana voglia di trasgressione. Era quasi impossibile per me portare avanti gli studi con impegno e costanza, quando in alcuni "templi" e "cantine" si suonava e si vivevano emozioni intense, grande gioia,  amori e amicizie in "sintonia"  con la grande novita' del suono elettrico "distorto", dei capelli ribelli, degli abiti variopinti, delle prime letture dei grandi Kerouac e Ginsberg. Credo che gia' allora mi vedevo proiettato nel vivere da musicista on the road, il conservatorio intrapreso  con ritardo, dopo due anni di superiori svogliate, lo studio del contrabbasso per la mancanza di una cattedra di chitarra a Torino, non mi entusiasmava come le nottate a suonare con gli amici, le sedute di "ascolto collettivo", la lettura di importanti  testi Zen, i viaggi in autostop, lezioni pratiche di chitarra dai piu' anziani ... Dopo 5 anni di apprendistato svolto prima con i Flash, poi con i "complessi" di sala e orchestre come Renato Germonio, Mariolino Barberis, Franco Ganci, Guido  Monge, un gruppo che restera' nella storia del rock italiano nei primi anni 70 : i "Procession". A parte quello che e' ufficialmente riportato negli articoli dell'epoca , ci sono state molte cose che in questa formazione mi hanno fatto crescere come musicista,  ad esempio i passaggi dal suono Fender al Gibson e poi le prime acustiche, la concreta sensazione di essere creativo e professionale in sala prove come sul palco, l'incontro con altri musicisti molto stimolante come quello con i Trip e il Banco, i primi  tours nazionali che mi hanno fatto conoscere gente di ogni tipo, e poi  tutto che si interrompe per una fottuta cartolina di chiamata alle armi, per questo che nel mio primo giorno di recluta, mi sono fatto tatuare sul braccio, il simbolo dell'antimilitarismo, della pace e dell'amore. L'epoca di quando sono rientrato nell'ambiente musicale, stava cambiando, le creative e originali formazioni del periodo fine 60 inizio 70, si stavano sgretolando, nuovi soggetti definiti "cantautori" si presentavano con un'aura  cultural-politichese ben definita, la ricerca intesa come nuovi suoni e nuove armonie, si arrestava in favore di ritorni al passato folklorico, più adatto a sostenere lunghi testi "impegnati". La mia scelta però fu quella di seguire un cantautore  di matrice rock: Maolucci, nel contempo collaboravo  per il teatro-musica con il gruppo l'Invenzione, Raffaella de Vita e Tito Schipa jr., le mie prime composizioni alla chitarra acustica venivano proposte in solo e con un percussionista, oppure in trio  con un flautista. Enzo Maolucci e' una persona che ha nel suo dna gli anni 50/60 del miglior "rock and roll" al "pop" raffinato dei Beatles, inoltre ha scritto testi molto significativi che hanno trovato in me una grande affinità, per la loro poetica  anarcoide ma assolutamente realistica, in anticipo sui tempi ancora un po' "bigotti" e "ipocriti"della seconda metà degli anni 70, si è poi visto aimè, cosa nasceva in contrapposizione al modo "borghese" di intendere la politica e i nuovi fermenti  sociali.
Le mie prime musiche erano molto influenzate dal passato Medioevale, ero già un lettore di fantasy, poi ho apprezzato molto anche in musica il seguente periodo rinascimentale, grazie ad un vecchio amico che stimo da tempo: John Rembourn. Arrivano gli  anni 80 e mi vedono sempre di più impegnato nella ricerca con l'acustica, si sovrappongono anche altre influenze come quella di Beethoven, Debussy, Puccini, Gershwin, Piazzolla....in questo mio vagare verso autori eccelsi, non potevo che provare  fastidio e rigetto nei confronti di quelle musiche fatte con i primi campionatori, le batterie elettroniche, motivetti insulsi e dementi e anche quel frastuono del punk che di innovativo aveva solo l'immagine, la sostanza era becera per me.
Ho lasciato passare un decennio, perchè fino alla nascita della prima new-age, la musica on the road non mi interessava più, inoltre in quei "disgraziati" anni, anche lo spazio per la musica acustica strumentale si era ridotto di molto, anni di  "riflusso" non solo sociale ma anche artistico-creativo, e' chiaro che chi ha iniziato nel periodo non può pensarla nello stesso modo, ma gli "stimoli" degli anni 60/70 sono stati decisamente più forti, l'underground era una fucina di talenti ispirati  e impegnati. Per il mio rientro sulla scena musicale ho partecipato ad un concorso che premiava con la partecipazione ad una compilation dal titolo "Fafnir"con il brano acustico Combat, l'anno prima, nel 92, avevo registrato una decina di composizioni  che poi sono state  inserite nella ristampa del mio primo lavoro solista del 78 "Aria Mediterranea" in un unico cd album intitolato "Imaginations", in seguito ho ripreso a calpestare palchi e varie locations come ospite di  giovani o "navigati"  gruppi, con brevi ma intensi live. Siamo nel terzo millennio con una immutata voglia di suonare e comporre, la situazione mondiale e' critica ma stanno esplodendo le prime contraddizioni.... le libertà, le risorse, le culture, grazie anche alla rete  si diffondono, contrastando i regimi, le oligarchie, le omologazioni dei potenti, qualcosa sta franando e qualcosa rinasce. Per la mia musica ci sono molte fonti di ispirazione, sopra  le fondamenta di una matrice classica per i chiaroscuri, i colori,  le armonie....rock-blues per l'energia e l'uso di corde in metallo con il plettro..... folk-popolaresca per i temi ripetuti, ritmi e suggestioni, vi e' l'idea descrittiva di uno stato d'animo, un pensiero , una fantasia. Non credo che l'uso di sofisticate  tecnologie possa aumentare lo "spessore" di un contenuto musicale, lo strumento deve essere la prima estensione dell'anima, il suono e' fondamentale e la sua riproduzione molto "pulita" non deve mancare, ancora piu' importante e' poter favorire un ascolto  concentrato, la natura ci aiuta quando un luogo e' acusticamente favorito,  tutto deve "armonizzare".


Marcello Capra

 
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