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L'intervista

Scuderia > Musicisti seconda parte (N-Z) > Tin Pan Alley hot jazz trio

Tin Pan Alley hot jazz trio
A cura di Athos Enrile


Mi hanno parlato in termini entusiastici della vostra proposta, sicuramente originale, ma non certo semplice. Se è vero che si suona soprattutto per rispondere ad esigenze personali è anche vero che occorre cercare un link diretto con chi ascolta. Che cosa vi ha portato su questo percorso che, mi pare, copra uno spazio che stava aspettando di essere riempito?

In tutta sincerità il progetto è nato quasi per caso, due anni fa circa ho chiesto a Luca “El Bastardo” di imparare a suonare “Whispering” perchè mi sarebbe piaciuto provare a cantarla, da li il passo è stato breve: quando inizi una ricerca di pezzi standard anni ’20 per l’ukulele è come aprire il vaso di Pandora! Scopri canzoni bellissime purtroppo cadute nel dimenticatoio e che mai hanno fatto parte della cultura popolare Italiana nemmeno in quel decennio... e una canzone dopo l’altra strimpellata in casa El Bastardo ha proposto di ampliare il progetto, di concretizzarlo perchè secondo lui era troppo bello e divertente per restare chiuso fra le mura di casa nostra... abbiamo subito coinvolto il violinista/mandolinista Tony Timone ( Antonio Fiori) e sono nati all’istante i “Tin Pan Alley-hot jazz trio” dopo il primo incontro.

Sempre per sentito dire (e per alcune visualizzazioni su youtube), mi pare che l’aspetto scenico/ teatrale faccia parte della performance. Come si miscela tutto questo con la musica?

In effetti per noi una componente fondamentale è cercare di trasportare il pubblico indietro nel tempo, ci piace proporci come un tipico trio dell’America del proibizionismo, di conseguenza anche l’abbigliamento ha la sua importanza: i due uomini della band suonano sempre in tight o completo gessato, mentre io indosso abiti anni ’30 principalmente... e rigorosamente originali vintage! Ma questa è un’altra mia passione e devo stare attenta a non dilungarmi troppo, basti dire che io vesto tutti i giorni anni ‘30-’40 e vado a fare la spesa o prendere l’aereo con i bigodini in testa coperti da un foulard!

Credo che pochi sappiano che tipo di soddisfazione( enorme) si prova nel suonare strumenti come Mandolino e Ukulele, associati erroneamente ad una musica settoriale. Se Aonzo è un buon traino per la diffusione del primo (lo ringrazierò per tutta la vita!), per quanto riguarda il secondo… se ne parla poco. Mi raccontate qualcosa del vostro progetto dedicato?

A questa domanda lascio rispondere El Bastardo, uno dei pochi insegnanti in Italia di ukulele e organizzatore dell’ Avigliana Ukulele Jamboree che si è appena svolto ed è stato un enorme successo.

Eccomi!

L’Ukulele in Italia è da poco tornato alla ribalta delle cronache, la gente ha ricominciato ad essere incuriosita, i musicisti hanno ricominciato a vederlo con la sua (più che concreta!) dignità di strumento musicale. Personalmente, da bravo chitarrista, anche io per anni ho “strimpellato” lo strumento vedendolo più come un giocattolo. Poi un giorno mi sono ritrovato fra le mani un video dove compariva Roy Smeck (uno dei grandi virtuosi degli anni 20/30) e mi sono reso conto che le cose erano del tutto differenti! Tanto è vero che ho iniziato a studiare l’ukulele approfondendo il più possibile e a proporre i miei spettacoli “a solo”, che di solito mi vedono con chitarra acustica, resofonica etc, anche in versione ukulelistica. Due anni fa ho deciso di introdurre all’Honky Tonk School i corsi di Ukulele soprattutto per avere l’occasione di spiegare a chi lo approccia che la nostra pulce saltellante porta con sé’ un retaggio culturale, oltre che ovviamente musicale, incredibile e che va rivalorizzato! L’hawaiian swing, l’hot jazz, il primo blues e addirittura un po’ di country e bluegrass.. i primi 50 anni del secolo scorso sono stati caratterizzati in gran parte dall’ukulele!! Tornando a El Bastardo, all’Honky Tonk School e al Tin Pan Alley hjt da li in poi il resto è storia, a Settembre di quest’anno abbiamo anche dato vita all’Ukulele Club Torino e stiamo lavorando duramente per divertirci facendo un po’ di cultura.

Qual è la soddisfazione maggiore che provate nel confronto diretto col pubblico? Che tipo di emozione vi da “il live”?

Il live è assolutamente la mia droga preferita! Specialmente per me che sono la “novellina” del trio ( sia El Bastardo sia Tony Timone sono artisti piuttosto noti e hanno esperienza da più di 20 anni!). E’ fantastico vedere il pubblico andare in visibilio per canzoni che probabilmente non hanno mai sentito prima! Credevo fosse una sfida proporre il genere Hot Jazz, specialmente in Italia, in realtà il pubblico ci ha stupiti in positivo fin dalla prima esibizione, e il commento da me più apprezzato e che davvero spesso sento dirmi è: “ è stato divertentissimo, non mi sono reso conto che sia passata un’ora e mezza!”.

Nel vostro repertorio esistono anche brani di vostra realizzazione?

Al momento no, anche se non nego che stiamo lavorando da qualche mese ad alcune canzoni... ma non è una priorità, mi ripeto ma: la musica e le canzoni che sono state composte dalla fine degli anni ’10 fino a metà anni ’30 sono davvero dei capolavori, e ci piace l’idea di farli scoprire nel 2011 e farli rivivere... è un vero onore!

La “Tin Pan Alley” può essere anche uno stile di vita?

Sì, e noi ne siamo l’esempio: io e Luca (El Bastardo) abbiamo fondato da un anno e mezzo una scuola a Torino, la “Honky Tonk School”, dove si insegnano arti varie pre 1950: da noi trovi lezioni e corsi di strumenti musicali come ukulele, violino, mandolino, chitarra Bluegrass, country/ blues e resofonica, armonica a bocca, banjo, canto e non solo: ballo tip-tap, boogie woogie, burlesque, make up e acconciatura storico... insomma siamo convinti di vivere negli anni ’30 e stiamo trascinando nel nostro mondo centinaia di torinesi!

Se pensate ad un percorso futuro, immaginate una possibile evoluzione della line up?

In molti ci pongono questa domanda, in effetti la nostra formazione è molto particolare e scarna: voce-violino-ukulele, ma lo reputiamo anche il nostro punto di forza. Il Tin Pan Alley hot jazz trio è perfetto così.. non nego che l’inserimento ad esempio di un contrabbasso sarebbe fantastico, o anche uno slide-trombone, ma allargare la band comporta purtroppo, oltre a una modifica del sound che potrebbe modificare troppo quello attuale, vari problemi logistici: noi siamo musicisti di professione e le prove sono fondamentali, come le date; la maggior parte dei musicisti invece hanno altri lavori e svariati impegni che difficilmente collimano con quelli della band... Inoltre resta anche il triste problema del cachet, come puoi immaginare è sempre difficile in questi anni ottenere una paga adeguata, e se aumentassero i componenti... la deduzione è logica!

Pensate che la generica musica italiana di qualità, quella che non guarda al mero aspetto commerciale, abbia una direzione ben precisa, un percorso con una meta, o è l’insieme di tanti battitori liberi che usano il proprio talento e gusto per soddisfare le proprie intime esigenze?

La scena Indipendente italiana da sempre è controversa, abbiamo incontrato davvero poca gente che suona con l’attitudine giusta e con il coraggio di farlo sul serio (intendo, pagarci l’affitto a fine mese). è più facile incontrare egocentrici e professori vari.. che poi è la stessa cosa! purtroppo la nostra esperienza è questa. C’è generalmente poca umiltà, poco rispetto degli altri, troppa concorrenza inutile e ingiustificata.

Mi riallaccio ad una domanda precedente: che cosa vi spaventa di più quando proponete la vostra musica in un luogo impreparato ad accoglierla?

Diciamo che non ci spaventa nulla! Eravamo pronti fin dalla prima data ad avere volti con espressioni sconcertate davanti a noi, invece nella maggior parte dei casi avviene che le persone ci guardino con curiosità mentre ci prepariamo sul palco, ma poi come iniziamo a suonare le espressioni diventano dapprima stupite e poi divertite! Ovviamente ci sono sempre persone che restano nelle retrovie e che nemmeno si accorgono di quello che sta accadendo, che continuano a parlare ad alta voce e guardano male come ad intendere che li stai disturbando... ma questo è il frutto dell’indifferenza totale che si è sviluppato negli anni 2000. Ho assistito a questa tipica scena varie volte a concerti di persone molto più brave di me, e ho sempre pensato: poverina/o chissà che fastidio e delusione sta provando... e avevo paura di questo, credevo che se fosse successo a me, mi sarei svilita. Ebbene invece no: la realtà è che ti basta il calore e l’attenzione delle persone davanti al palco per dimenticare tutto il resto!

Cosa avete pianificato per il vostro futuro musicale?

Al momento la priorità è incidere un cd, sempre più persone al termine di una nostra esibizione chiedono dove poterlo comprare, ma purtroppo non esiste ancora. Siamo in trattativa con un paio di label, anche se rimaniamo fermamente convinti di autoprodurci il tutto.. Rimanete sintonizzati!

 
 
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